Carlo Alberto Alemagna

“Mente vasta e nutrita di profondi studi”, nacque a Lancusi nel 1864 e morì quasi improvvisamente a Salerno il 4 marzo 1927, quando da poco aveva ottenuto la titolarità della Cattedra di Storia moderna all’Università di Roma. Figlio di un ufficiale superiore medico, Antonio e di Lavinia de Paoli, Carlo Alberto Alemagna, a soli 9 anni, ne rimase orfano.

Maestro elementare, insegnò a Pagani, a Fisciano, a Scafati. Con lo pseudonimo di “Generale Filareti” (amico della virtù), pubblicò numerosissime opere: “Dum fata trahunt”, “La Rivoluzione Russa”, “Giordano Bruno”, “Civiltà e Barbarie”, “Da Mazzini a Battisti”, “Sinfonie Wagneriane” sempre con l’Editore Bemporad e “La conflagrazione Europea” che gli procurò grande fama in Italia e all’estero come pensatore e come scrittore (l’opera era stata scritta tra il novembre 1914 e il marzo 1915 e riportava anticipazioni e previsioni della guerra che poi, a mano a mano, si verificarono).

Giornalista, collaborò alla Rivista d’Italia, al Giornale d’Italia, alla Sera di Milano, al Progresso Italo-Americano di New York e all’Opinione di Philadelphia.
Lasciò “Medita una Storia popolare della guerra”, un saggio sulla decadenza della Civiltà occidentale dal titolo “Babel” e un compendio di Storia dell’arte d’intento scolastico. Ettore Romagnoli, Cattedratico dell’Università di Roma, scrisse che “l’Alemagria” si configurò come una delle più acute e sane menti d’Italia giacche proclamava la decadenza etnica della cultura tedesca per la incomparabilità della cultura di natura astratta e riflessiva, con la cultura geniale del popolo italiano, a cui assegnava il primato.
I Francesi, per una sua pubblicazione sulla Rivoluzione francese lo nominarono Erudito specialista.

E’ sepolto nel recinto degli Uomini illustri nel Cimitero di Salerno. La Civica Amministrazione gli ha dedicato una strada a Lancusi.