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Chiesa di Sant’Andrea Apostolo

Villa

La Chiesa di Sant’Andrea Apostolo rappresenta uno dei più antichi e significativi luoghi di culto del territorio di Fisciano. Situata nella frazione di Villa, essa costituisce da secoli il centro della vita religiosa e sociale della comunità locale. Oggi è chiesa parrocchiale e appartiene alla Parrocchia dei Santi Andrea e Lorenzo, conservando una storia che affonda le proprie radici nel Medioevo e che testimonia l’evoluzione religiosa, culturale e architettonica dell’intera Valle dell’Irno.

Le origini medievali

Le prime attestazioni documentarie legate al sito di Sant’Andrea risalgono addirittura al 966. In un contratto di fitto relativo a una terra arborata compare infatti il riferimento a un «ballone in sanctum andrea de eodem locum Rota», identificato dagli studiosi con l’attuale località di Villa. Tale menzione dimostra l’esistenza di un luogo riconosciuto con il nome di Sant’Andrea già nel X secolo, rendendolo uno dei più antichi riferimenti documentari dell’area fiscianese.

Nel maggio del 1140 l’arcivescovo di Salerno, Guglielmo, concesse la chiesa ad Alberto, abate del monastero di Montevergine, riconoscendo la fama e la religiosità della comunità monastica verginiana. Da quel momento il complesso entrò a far parte del vasto patrimonio ecclesiastico dell’Abbazia di Montevergine, che ne assunse il controllo e l’amministrazione.

L’importanza della chiesa è ulteriormente confermata dalla bolla di papa Celestino III del 4 novembre 1197, nella quale Sant’Andrea viene elencata tra i possedimenti di Montevergine nel territorio di San Severino, insieme a uomini, mulini e altre proprietà.

Tra beneficio ecclesiastico e parrocchia

Durante il XIV secolo la chiesa risulta amministrata da diversi ecclesiastici. Nel 1309 ne è rettore Nicola Cursario, mentre il cappellano è Giovanni da Villa. Nel 1338 il beneficio ecclesiastico è detenuto da Eduardo, arcidiacono salernitano.

Agli inizi del XV secolo Sant’Andrea è ormai una realtà consolidata. Un documento del 3 settembre 1407 attesta infatti l’esistenza della “parrochialem ecclesiam S. Andreae”, accanto alla quale viene autorizzata la costruzione di un oratorio dedicato a Santa Margherita Vergine e Martire. La chiesa è inoltre ricordata tra le parrocchie della Terra di San Severino durante la visita pastorale del cardinale Federico Fregoso.

La presenza della parrocchia testimonia il ruolo ormai centrale che Sant’Andrea svolgeva nella vita del casale di Villa, diventando il punto di riferimento religioso per gli abitanti del borgo.

La ricostruzione del Cinquecento

Nel XVI secolo l’antico edificio medievale si rivelò insufficiente alle esigenze della popolazione e fu intrapresa una sostanziale ricostruzione.

Durante la visita pastorale dell’8 dicembre 1564 il rettore e cappellano don Mariano Ansalone riferisce che la parrocchia conta circa 160 fuochi, indice di una comunità numerosa e vitale. In quell’anno è già in corso la costruzione della nuova chiesa, che tuttavia non risulta ancora completata nel 1576.

Le fonti descrivono una comunità povera ma profondamente legata al proprio luogo di culto. Proprio per sostenere economicamente la parrocchia, i fedeli chiesero all’arcivescovo di unire in perpetuo la rettoria e la cappellania.

Sempre nel 1576 venne istituita la Cappella del Rosario. L’8 giugno fra Serafino Cavalli da Brindisi, Maestro Generale dell’Ordine dei Predicatori, autorizzò fra Vincenzo da Nocera a erigerla all’interno della chiesa. La fondazione avvenne ufficialmente il 3 luglio dello stesso anno e rappresentò un importante impulso alla diffusione della devozione mariana nella comunità di Villa.

Gli altari e la vita religiosa del Seicento

Le visite pastorali del XVII secolo offrono un quadro dettagliato della vita religiosa della parrocchia.

Nel 1667 la chiesa possedeva ben dodici altari, segno della vivacità delle confraternite e delle famiglie patronali che ne curavano il mantenimento. Tra questi figuravano gli altari dedicati a Santa Lucia, alla Madonna di Costantinopoli, all’Annunziata, ai Santi Filippo e Giacomo, al Crocifisso, al Rosario e ai Defunti.

Particolarmente significativo era il Monte dei Morti, confraternita eretta presso l’altare maggiore, i cui membri contribuivano economicamente alla celebrazione delle messe in suffragio delle anime dei defunti.

Le visite pastorali del 1667 e del 1677 documentano anche le difficoltà economiche della chiesa: alcuni altari risultavano spogli o in cattivo stato di conservazione e venivano periodicamente sospese le celebrazioni fino al completamento dei restauri richiesti dai visitatori ecclesiastici.

Dall’età contemporanea al terremoto del 1980

Nel corso dei secoli successivi la chiesa continuò a rappresentare il principale centro religioso della frazione di Villa.

Il 12 gennaio 1960 la parrocchia venne unita temporaneamente a quella di Pizzolano “ad tempus in forma aeque principaliter”, mantenendo tuttavia la propria identità storica.

Un momento particolarmente delicato fu rappresentato dalle conseguenze del terremoto dell’Irpinia del 1980. Grazie ai finanziamenti previsti dalla Legge 219 del 1981 vennero eseguiti importanti lavori di consolidamento e ricostruzione. La copertura fu completamente rifatta con capriate lignee poggianti su un cordolo perimetrale in cemento armato e una struttura metallica destinata a sostenere il controsoffitto cassettonato.

Il restauro del 2013

L’ultimo importante intervento di recupero è stato realizzato nel 2013 e ha interessato sia gli interni sia gli esterni dell’edificio.

I lavori hanno previsto:

  • il rifacimento della pavimentazione in marmo;
  • la risoluzione delle problematiche dovute all’umidità;
  • il rifacimento degli intonaci esterni;
  • la tinteggiatura completa dell’edificio;
  • il restauro della cupola del campanile.

L’intervento è stato eseguito dalla P.L. Immobiliare S.r.l. sotto la direzione dell’architetto Carmine Sabatino, restituendo alla comunità un edificio rinnovato e funzionale.

Architettura della chiesa

La Chiesa di Sant’Andrea Apostolo presenta un impianto ad unica navata, lungo circa 13 metri e largo 8 metri, caratterizzato da una notevole semplicità compositiva.

L’aula liturgica è affiancata da quattro cappelle laterali poco profonde che ospitano statue lignee di devozione popolare. Un possente arco trionfale separa la navata dal presbiterio, posto in posizione rialzata e collegato alla retrostante sacrestia.

La facciata principale, a capanna, si affaccia sul crocevia del borgo ed è caratterizzata da:

  • lesene verticali che scandiscono il prospetto;
  • due finestre ad arco a sesto ribassato;
  • un portale in pietra locale;
  • una piccola scalinata d’accesso.

Accanto alla facciata si erge il campanile, articolato in quattro ordini rastremati verso l’alto e concluso da una caratteristica cupola.

All’interno sono presenti decorazioni in stucco e tinteggiature a calce. Elemento focale dell’aula è la grande tela raffigurante la Vergine Immacolata, collocata sul fondale absidale e incorniciata da lesene e timpano in gesso.

Adeguamento liturgico

A seguito del restauro del 2013 il presbiterio è stato adeguato alle esigenze liturgiche contemporanee.

L’altare maggiore, realizzato in marmo, presenta un paliotto decorato da una croce stilizzata. L’ambone, anch’esso in marmo, reca la croce di Sant’Andrea, richiamando la dedicazione della parrocchia ai Santi Andrea e Lorenzo. La sede presidenziale occupa una posizione laterale ben visibile dall’assemblea, mentre il tabernacolo conserva la sua collocazione storica al centro dell’altare maggiore.

Un patrimonio identitario per Villa

Oltre al suo valore architettonico e religioso, la Chiesa di Sant’Andrea Apostolo costituisce uno dei principali simboli identitari della frazione di Villa. Da oltre mille anni accompagna la storia della comunità locale, custodendone la memoria, le tradizioni e la devozione.

Le sue antiche origini, il legame con l’Abbazia di Montevergine, la ricostruzione cinquecentesca e i restauri contemporanei raccontano la storia di un edificio che continua ancora oggi a rappresentare il cuore spirituale e culturale del borgo, mantenendo vivo il legame tra le generazioni passate e quelle future.

Testi di riferimento

Codex Diplomaticus Cavensis, a cura di M. Morcaldi – M. Schiani – S. De Stefano, II, Napoli 1875.

Crisci G., Salerno sacra. Ricerche storiche, 2aed., a cura di V. de Simone, G. Rescigno, F. Manzione, D. de Mattia, Lancusi 2001.

Iovane A., Il gastaldato di Rota. Prime indagini, in Mercato S. Severino e la sua storia: dall’antica Rota alle trasformazioni moderne, Incontro di studi: Università degli Studi di Salerno, Fisciano –  Palazzo Vanvitelliano, Mercato S. Severino, 15-16 novembre 2001, a cura di A. Musi, P. Peduto, L. Rossi, Salerno 2003, pp. 53-73.

Natella P., I Sanseverino di Marsico, una terra un regno. Il Gastaldato di Rota (VIII-XI secolo), Penta 2008.

Rescigno G., La Valle dell’Irno. L’età dell’oro. (Territorio, società, economia, rivoluzioni), Fisciano 2017.